Video RELIC and DWARFS




Fuori dalle categorie estetiche l’immagine è solo desiderio di immagine, necessità d’immagine, una forma del conoscere che implica un fortissimo carattere erotico. Il rapporto visivo tra i nani e Biancaneve si conclude con l’esplosione di Biancaneve, conclusione fisica di un rapporto di sguardi che conduce all’apertura del corpo e dell’immagine stessa. Il dialogo tra i nani e Biancaneva è invece una rielaborazione di un testo scritto da Marcel Duchamp e che per sua volontà avrebbe dovuto accompagnare il Grande Vetro, ed in cui viene espressa una simile dinamica dello sguardo e del desiderio (Biancaneve come la mariée e i sette nani come i célibataires).


Dopo l'esplosione la ricomposizione dell’immagine viene affidata al lavoro delle api. Le sculture dei nani vengono ricomposte e collocate all’interno di tre arnie, dove parte della superficie delle sculture finirà per esser ricoperta dal favo prodotto dalle api. La cera

delle api, con la sua peculiare struttura esagonale, restituisce in forma simbolica l’immagine al suo continuo divenire di costruzione e distruzione, conoscenza e visione.


In the video RELIC, eroticism and destruction coexist within the monstrous relationship between the dwarfs and Snow White. The dialogue explicitly refers to Marcel Duchamp’s Green Box, a limited edition of notes on scraps of paper that details Duchamp’s own explication of his Large Glass. In these notes Duchamp depicts a very similar situation: the erotic encounter between the Bride (Snow White) and her Bachelors (Dwarfs). 


After the explosion, the small statues put inside a beehive are modified by the action of bees, which create over the dwarfs an hexagonal embroidery of wax containing honey. Image finds its way towards salvation and redemption: beeswax brings image back to origin: the coexistence of knowledge and vision, creation and destruction.





 


RELIC



We all are the principal elements.

We are the bachelors and you are the bride.

I am the bride, the fundamental engine, a kind of apotheosis of virginity.

You are an engine a very shy power.

I am the fuel of love that must be shared with you,

little and weak cylinders, to produce the sparks for our constant life.







We are the end of our desire.

You will explode stripping yourself bare.

You will have the aura, constituted by your sublime vibrations.

I will be the true form, the prospective of anther form.

Inside the cultivation of colours, only the fruit must be spared.

We must absolutely avoid eating it.

 


This work is related to one of the strangest memories of my life: a scene in which I am praying in front of a typical kitsch garden set of Snow White and the Seven Dwarfs. I asked my mother about this memory and she confirmed that at the age of 4 I used to ask her quite often if she could take me to the back of the nursery school where there was a little garden carefully set with all these little sculptures. A recent accidental encounter with the same images in a cemetery prompted me to pay closer attention to this disquieting relationship between the dwarf’s image and the sacred sphere. In fact, in the cemetery of San Michele in Cagliari, something very strange occurred to me: people started to consider it to be more appropriate to put Snow White and the Seven Dwarfs close to their loved ones’ graves, rather then the traditional religious figures like angels and saints.


With this work I tried to bring into question the usual categories of art history and re-establish the original value of image and its authentic anthropological sense. Thus, rejecting every perspective of judgment which reflects only acquired assumptions, I no longer considered the object (in this case Snow White and the Seven Dwarfs) in terms of aesthetic values and categories (kitsch), and instead began to look at the object according to a more ‘popular’ and ‘humble’ point of view, reflecting an anthropological condition in which the distance between the observer and the image is removed. In this sense, it is essential that the object could be touched, becoming reassuring and disquieting at once, until we see what we touch.

MANDALA

Every single statue is an handmade copy of those dwarfs I found in the garden of my nursery school in Cagliari. 

The picture on the right shows the original one at ‘Casa Provinciale’ in Cagliari.

Ogni singola statua è una riproduzione in terracotta dei nani del giardino del mio asilo nido di Cagliari.

La foto sulla destra mostra l’originale della ‘Casa Provinciale‘ di Cagliari. 

2011-2012

Mandala

Tempera on paper, snails’ intervention

30 x 33 cm

The Image as Origin



Questa serie di lavori si ricollega ad uno strano ricordo della mia infanzia, nel quale mi trovo a pregare di fronte ad un enorme Biancaneve ed i suoi sette nani. Chiesi a mia madre riguardo a questo mio strano ricordo. Mi disse che all’età di 3-4 anni le domandavo spesso di poter esser accompagnato nel giardino retrostante il mio asilo nido, dove appunto si trovavano, e si trovano ancora oggi, una serie di sculture da giardino rappresentanti Biancaneve e i sette nani. Qualche mese più tardi ho casualmente ritrovato questa stessa immagine nel cimitero di San Michele di Cagliari. In questo cimitero  la gente ha iniziato a reputare più idonei ad essere esposti vicino ai propri cari defunti in giovane età, Biancaneve e i sette nani piuttosto che i più tradizionali angeli o santi. Ho così iniziato a dare più attenzione a questa strana relazione tra la sfera sacra e quella profana, tra i nani Disney ed i santi.


Con questo lavoro ho cercato di mettere in discussione le consuete categorie della storia dell’arte e del tempo storico per ripristinare i valori dell’immagine e il senso antropologico di essa. Ho quindi posto Biancaneve e i sette nani all’interno di meccanismi e processi che cercano di ricondurre l’immagine verso una prospettiva che rifiutasse la parzialità del giudizio estetico del kitsch. Una prospettiva più umana, popolare ed umile, nella quale la distanza tra l’osservatore e l’immagine sia rimossa. E’ essenziale in questo senso che l’oggetto possa essere toccato e diventi familiare, fino a vedere ciò che si tocca. L’immagine viene dunque concepita come desiderio di immagine, necessità antropologica di immagine, secondo un fortissimo binomio di erotismo e conoscenza, che rimane sempre vero se ammettiamo che per conoscere e quindi “credere” bisogna toccare, aprire, lacerare, distruggere.

Mandala, II Style, Berlin, 2013

Some Dwarfs of  the cemetery of San Michele in Cagliari

Snow White and the Seven Dwarfs from my nursery school in Cagliari

MANDALA


I Mandala sono minuziose riproduzioni tempera su carta di alcuni fermo immagine tratti dal film di animazione della Walt Disney ‘Biancaneve e I sette nani’ del 1937. Una volta dipinta, ogni tempera è stata modificata utilizzando alcune lumache raccolte nello stesso cimitero di San Michele (dove ho per la prima volta notato la presenza di Biancaneve e i sette nani). Basandomi sulla mostruosa ipotesi per cui le lumache si nutrono della decomposizione organica dei cadaveri, ho giocato a corrompere organicamente le immagini da me stesso dipinte. Ho inteso dunque questi dipinti nel loro valore materiale di superficie, una sorta di pelle dell’immagine, ed ho lasciato che le lumache si cibassero di essa, divorassero l’immagine stessa.

Eroticism and death also underlie the Disney images I created with the help of the snails which infest the cemetery of San Michele (where I originally discovered the presence of Snow White and the Seven Dwarfs). Playing off the knowledge that these snails feed on decomposing organic corpses, I let the animals eat from the paintings. Thus the images are modified and eaten by these pests. Putting snails over the image has been like touching the image, reducing the distance between the sight and the touch. Every single tempera on paper is a careful reproduction of  video stills from the American animated film Snow White and the Seven Dwarfs produced in 1937.